
“Io rimanevo stupita davanti alle sue opere,
quadri di fiori smaglianti, così allegri e vivi da competere con quelli
che coltivava nel piccolo giardino della casa.(…)
Mi colpivano di Ryky anche
certi quadri: la più parte precedenti al periodo festoso dei fiori,
qualcuno successivo: tavole a colori più smorti, più pacati, quasi mesti, figure dai contorni netti, ma campite
in un’atmosfera astratta, irreale, tutte avviluppate in forme
tondeggianti, quasi a uovo, quasi a ripiegarsi e a rientrare
nell’indistinto.”
Marisa Michieli Zanzotto)
“ (…) Inoltre Ryky
coltivava la pittura, manifestando, fin dalle sue prime prove, la sicurezza di
un maestro : il suo approdo tardivo alla pittura fu
dovuto, con ogni evidenza , al troppo timore reverenziale che nutriva nei
confronti degli artisti di casa sua, il nonno Paolo e il padre Giovanni,
ambedue scultori eccellentissimi e dotati d personalità che, nei racconti
di Ryky, assumevano connotazioni mitiche.
L’improvvisa esplosione figurativa di Ryky
dimostrava fin troppo chiaramente che egli aveva continuato, per buona parte
della sua vita, a coltivare nella sua interiorità, un patrimonio
figurativo diprima grandezza che potè
venire alla luce in tempo in quella forma tumultuosa e
gioiosa, e soprattutto originale, che contraddistingueva ogni sua
attività. Non si deve con questo pensare che la pittura di Ryky si ispirasse esclusivamente
alla tradizione domestica perché, pur se in essa, e in particolare nei
suoi fiori, si respira una rarefatta atmosfera liberty, siu
sente pure la parentela con un simbolismo alla redon,
filtrato attraverso meditazioni poetiche tipiche di certa pittura cinese.
(…)
Pier Giuseppe
Bosco
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