POESIE DI ANGELO PINI

 

 

GIOVEDI’ ROSSO

 

Una parola scritta su questo tempo

 

con le lancette del corpo nel gelo delle cose pure

ruotiamo come un girasole

 

verso il sole che scalda

 

e rannicchiati nel letto scriviamo dialoganti

 

il quaderno comune dell'adulto

della speranza

 

che cosa dicono le dita dell'inverno

 

povere affamate di rosso

 

risvegliano minacciose

 

e piromani miagolano all'orecchio del vento

 

guatando il sangue che si mette in sublime

 

le colombe della fortuna arrivano

tubano istigando semplicità e crescita

 

 

NOTTE DANZATA

 

Rientro di notte a piedi

 

la casa illuminare

contare nel letto morto

 

andare assenti

senza scopo dormire

 

l'alba ricicla bottiglie piene

riposando in pace

 

facilita l'illusione

 

 

 

LA BOCCA CAPOVOLTA

 

Alice nel paese del dolore

 

limpida e melmosa

il sopra estraneo al sotto

 

fusiona il disturbo alimentare

la bocca capovolta

 

nasce dall’odore

forma l’alfabeto il cuore in bufera

 

ricorda soltanto la grandezza del peccato

la camelia che offre

 

all’ultimo avventore della notte

le tue urla senza popolo

 

che diventano polvere

per i tuoi quadri

 

affamati da decenni

il pennello segreto della follia

 

la bulimia non fa sconti quando la musa ti rapisce

conosci la favola dei mostri

 

il tatuaggio è la tua rosa nella tempesta

l’andare guerriera al minimo rumore

 

il corpo scoperto mai in ombra.

 

 

ELENA

 

NERA

 

In nessun posto

 

con quanto poco vedi

il giorno dopo

 

non era ora

pensami

 

per quanto avanti

lunga lontananza

 

tu nel mio corpo

 

dicevi nero

 

 

ACQUA LIBERA

 

Acqua nuda corpo d’estate

 

indossa il giorno come seta

 

liquida la sera trasparenza illuna

di tè verde emana

 

il vetro opale di pantelleria

 

scarda il nuoto libero

 

figurando la prima essenza libida

 

che svapora astri fra i capelli

 

nata per essere amata

 

l’eterna madre non si sottrae

 

alla parte femminea del naso

 

calzando persistente la nuca

 

e arresa alla notte

 

quasi d’oppio la scia

 

tracciava formule arcane

 

il ricordare estate

 

 

INSCATOLATO D'AMORE

 

Inscatolato d'amore venero il tuo astro

 

gola di toro dove è posta la botte

 

scorre l'ebbrezza a fiume

 

dimenticando il dolore che cade pietra fuori

 

s 'abbuffa di libertà

 

con essa l'acqua che disseta

 

il succo che gronda rimargina la ferita

 

nata per dispensarsi femmina

 

in terra è arrivata in viaggi verso

 

ha ancora l'aspetto di un feto

 

sui graffiti dell'aria si consuma

 

di lattiginosa luce

 

nella trasparenza ambigua

 

l'ubriachezza del corpo indossa l'incoscienza

 

come un vestito ingrandisce l'orizzonte

 

riporta il vino fra sonno e veglia

 

il giorno muore nella coppa

 

 

SOLITUDINE MILANESE

 

Non so cosa aggiungere

 

so creare solo

 

ti do la mia pelle

 

e su questa carta bianca

 

la tua fotografia

 

il tuo nome

 

e tutto quello che ho da dare

 

la voce

 

                 che parla

 

a un passo dal paradiso

 

senza arrivarci

 

 

ELLA

 

 

Prima d'incontrarti conoscevo

 

e rimanevano sconosciute le occasioni

 

parlavo e finivano amiche

 

la meno felice avanzava

 

solitudine dice

 

la non azione sarebbe migliore

 

con un incedere religioso

 

bagnavi ciò che volevi

 

dalla lunghezza dei pensieri

 

mi hai rivelato che nella punta degli occhi

 

due mari avevano cantato

 

che dentro l'acqua

 

il mio essere all'origine

 

l'avvenire avrà braccia scintillanti

 

l'autobiografia del corpo

 

 

VIA STENDHAL

 

 

Ella la doppia LL ali di farfalla

 

quanto hanno sudato per volare

 

e sentirsi vive per una folata di vento

 

non teme più di cadere preda della testa

 

si afflosciano e muiono cattivi pensieri

 

alleati del nero

 

nella mansarda del corpo

 

A aprirsi per un lungo tempo

 

nell'inesplorata intimità dei sogni

 

l'ora dei rimpianti s'inebria

 

del giorno che cammina diritto

 

E riconoscenza aperta della gola

 

desideri che nelle nascoste regioni

 

dopo tatuate pallide cose

 

si allineano nell'impronta di ogni essenza

 

la nebbia scritta si dissolve

 

 

LACRIMEMUSE

Piano piano il giorno si delava e drena

 

lacrime in lacrimemuse

 

sciarrano gli occhi foderati

 

nel divenire vento

 

la sera addolce gli umori a piombo

 

non rinfrega nessuno ne inamara altro

 

coprendo di lana operata un futuro gelo

 

danno la consuetudine rinnichiata di gioia

 

apre una porta chiede luce

 

dove andava tutta uguale

 

e il solito buio si acquietava

 

in alta stagione faccio mare

 

dei pensieri condensati come marmi

 

l’onda scancella suoni chiusi

 

di avere mente

 

lasciando nuotare lontano

 

 

 

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