VICOLO

 

 

Solitario vecchio io vicolo,

libro di calce e sassi,

incise sofferte parole

fra crepe e nidi di ragni.

Ante sbiadite,

umili sogni.

Usci sghembi,

scrigni svuotati.

 

Creature d’ombra.

 

Ora lenisce quei muri

la silenziosa pioggia

e disseta,

fra le memori selci,

l’ultima eco,

 

mentre

sui logori scalini

altari di pietre e risa,

ammassa il vento

rubini di foglie.

 

 

 

 

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