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 La fotografia come autoanalisi

         

L’impatto con le immagini di Annalisa Ceolin e’ di quelli destinati a lasciare il segno. Il lavoro della Ceolin si presta ad una molteplicita’ di letture perchè si sviluppa attraverso metafore, simboli, archètipi, anche se a volte di non immediato riconoscimento, che coinvolgono tutto l’universo femminile. Per Annalisa Ceolin la macchina fotografica e’ uno strumento di autoanalisi che traccia e chiarisce un percorso vitale affatto personale. Grazie ad essa, la fotografia stabilisce un rapporto con il proprio inconscio. L’arte contemporanea e’ fondamentalmente una ricerca personale di nuovi linguaggi come forme espressive autonome e differenziate (espressionista, cubista, surrealista, astratta, informale, concettuale, ecc.) in cui del medium Fotografia viene sempre piu’ spesso proposto un impiego puramente cerebrale, con poca attenzione per la forma. Ci piace allora l’uso della fotografia che fa la Ceolin che esprime i suoi messaggi con immagini esuberanti nel colore, e ricche di matericità. Tonalita’ violente con preferenza per i rossi che sembrano grondare sangue, o per i neri che esprimono angoscia, con puntate nei gialli piu’ solari e nei viola, in una simbologia del colore che puo’ assumere anche connotati terapeutici e di catarsi. Quasi Crudele e’ solo una tappa nel percorso artistico della Ceolin che si e’ sviluppato negli ultimi quindici anni anche, e soprattutto, grazie al bianconero che l’autrice stampa da sé con ottimi risultati.

Impossibile spiegare tutti i riferimenti, le allusioni e i simboli presenti nelle fotografie. Sono immagini quelle della Ceolin cariche di ambiguita’ che proprio per questo attraggono o respingono per la loro forza esteriore che e’ anche, forse, una implicita confessione di fragilita’.

 

Vincenzo Mirisola

(Fondatore di Gente di Fotografia)

 

 

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Annalisa Ceolin presenta un lavoro che lei stessa definisce “fortemente autobiografico”: una ricerca sulla propria identita’ e sul significato della femminilita’. Inevitabile pensare, guardando le immagini, a lontani e colti riferimenti rinascimentali, anche se poi siamo immediatamente riportati all’oggi dai tagli decisi, a volte coraggiosi e dalla precisione nella descrizione del dettaglio, della materia che diventa elemento essenziale per la lettura, quanto il colore.

 

La luce, quella “bella luce” che i veri fotografi sanno trovare, scrive sull’emulsione mani, tessuti, oggetti, gesti fortemente caricati dalla sensibile capacita’ femminile di chi vuole trasmetterci emozioni, e ci riesce.

 

Guido Cecere

 (Docente di Fotografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia)

 

 

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Nel 1995, a Savignano sul Rubicone, in occasione della quarta edizione del Portfolio in Piazza , la Ceolin e’ stata premiata per le sue immagini.

La Ceolin ha presentato una sequenza di stupende immagini a colori. Un portfolio dai vibranti contenuti progettuali, una magnifica strutturazione tematica riguardante la ricerca sulla donna, le sue problematiche, le sue emozioni, le sue inquietudini, il suo universo. . . .

Uno stile fotografico moderno, aggressivo, caratterizzato da tagli compositivi forti, perentori, in certi casi piu’ audaci, in altri meno, e da cromatismi carichi di vitalita’, di forza espressiva di potenza iconica. Stilismi raffinati e formalismi curati, ben fusi tra loro: variabili importanti per la definizione di messaggi e obiettivi di un linguaggio fotografico rigoroso, moderno, di qualita’, con una peculiarita’, una definita personalita’, evidenziate in quel quid di nuovo, emerso lo scorso settembre, in Romagna, sulle rive dello storico Rubicone.

 

 Fausto Raschiatore

( Critico fotografico )

 

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