Quando sono
entrato nella sala della biblioteca di Pieve di Soligo dove si è tenuta nei
giorni scorsi la personale di Marco Foltran e ho visto i suoi disegni appesi alle
pareti ho pensato di aver trovato il mio alter ego. Quei disegni esprimevano in
modo impeccabile un tragitto di vita nel quale mi riconoscevo in modo completo.
Cominciamo dalla tecnica: acquerelli e china su carta, la stessa che uso io con
la differenza del caffè e del vino che entrano di prepotenza nei quadri di
Marco. A quando spaghetti grappe
mortadelle e salumi vari ? A pare gli scherzi hanno una loro pregnanza estetica
e sono usati in modo significativo. Si può dire che il centro della mostra, il
perno attorno al quale ruota la vicenda espressiva ma anche e prima ancora umana di Marco sono i quattro
quadri nei quali si ritrae: da Autoritratto del 99
dove appare femmineo e dinoccolato al secondo Autoritratto dove sembra un generale di corpo
d’armata, ma di quei generali alla John Lennon con le divise piene di fiori
e le mostrine di marmellata ( che ci riescono anche più simpatici umanamemte
parlando)... per arrivare infine al terzo dove si dipinge come un Giovin signore.
In mezzo ci sono
due disegni molto belli forse i più belli in assoluto con quello dell’amore che
è geniale ma che non ha la forze espressiva di Suicidio dove la
persona spezzata e rovesciata esprime un malessere esistenziale che in molti
abbiamo conosciuto in momenti particolarmente difficili del nostro cammino
umano. Io ho un conto aperto con il suicidio che ha portato via una delle
persone a me più care, ma davanti a questo blu
che si stempera in un grigio
anomalo, dove un povero corpo esploso rotto nelle braccia insanguinate e
nella testa rivoltata giace, rimango ammirato.
Anche Depressione con quei
colori languidi quei gialli quei verdognoli quel volto tumefatto impressiona
per la grande efficacia espressiva. C’è alla fine L’Amore un disegno di una
sinteticità espressiva unica. Mi diceva Marco che ben otto persone gli hanno
chiesto di comprarlo ed è facile capire perchè. Uomo e donna sono due esseri
che si completano e che volteggiano nell’aria come seme di pianta che va
germogliare e a creare nuova vita. Nel primo disegno L’eleganza è donna c’è
un vago richiamo a Picasso. Tra sogno e realtà
esprime un conflitto tra due mondi o tra due modi di essere nel mondo e il vino
e il caffè a loro modo indicano la scissione tra essere e dover essere.
Il pensare
interiore ricorda una figura egizia
o assiro babilonese, di quelle che vedevamo a scuola sui libri di
storia, esprime una meditazione profonda una saggezza interiore appunto ed è
ben disegnato. Il
pensare della vita è diabolico, mefistofelico rosso e blu con un segno
quasi infantile è quasi un esorcizzare la maturità, esprime la paura di
crescere.
Interessanti sono Immerso nel vino dove c’è un collegamento tra una evasione
alcolica davanti ad una macchina tritatutto alla Pink Floyd che che forse
sognava per Marco altre strade e la affermazione della propria identità. La
presa di coscienza di questa diversità passa attraverso conflitti e successi
che aprono una strada luminosa a Marco che attraverso alla sua arte potrà
dimostrare il suo valore e ribaltare disegni inadeguati che un destino
distratto aveva tramato per lui.
Pressione familiare ha
comunque dei colori allegri: è quasi gioioso il modo in cui il tapino viene
triturato, è il classico modo in cui nelle famiglie con grande amore si
macellano le piccole individualità adoloscenziali e si cersa di indirizzare per
il suo bene il figliolo.
Procreazione
conclude la nostra visita virtuale: è un segno di speranza, un’immagine che
richiama l’oro egizio dei faraoni, la prosperità e la pace e si riallaccia al
precedente L’amore. Due
corpi che si intersecano e ne formano uno unico, un bimbetto già concepito che
sta nel bozzolo in attesa di fuoriuscire e allietare la giovane coppia. Una
pittura introspettiva quella di Foltran, un espressionismo astratto, una
pittura dell’inconscio ma immediata che comunica con spontaneità e sincerità
quello che il pittore vuole trasmettere e che
segue passo passo l’evoluzione della sua vita. Una pittura che nasce
dalla vita e che esprime in modo sintetico a volte estremo la vita stessa.
Giorgio Lanzani