A Piero piaceva, dopo chiusura della gelateria, ritrovarsi
in cucina e concedersi un po' di relax con i suoi figli, questo calore
famigliare lo compensava di tutta la stanchezza e gli affanni della giornata.
Si sedeva al tavolo con una birra a sgranocchiare noccioline e pop-corn,
accendeva la tv e scambiava qualche parola con Giuliana, la moglie, che il più
delle volte approfittava di quei momenti per piegare i panni da stirare.
Valentino, il loro figlio maggiore, mentre sfogliava una rivista di automobili,
chiese alla sorella Samantha che se ne stava beatamente sdraiata sul divano
leggendo un libro: "Secondo te, con quale tipo di macchina viaggia l'uomo
ideale di voi ragazze? "Beh, diciamo con una veloce, così si arriva prima
in italia . Azzardò la sorella.
I1 padre, anche se sembrava distratto dalla televisione, aveva sentito le
chiacchiere dei ragazzi, e intervenne. "Se penso al nostro primo viaggio
in Germania con la 125 Fiat! A quei tempi era una bella macchina e io,
al mio paese, ero uno dei pochi ad averla. Ti ricordi? chiese, rivolgendosi
alla moglie. Giuliana, con lo sguardo fisso nel vuoto, fece uno sforzo per
ricordare il passato, che forse non le era piaciuto tanto. "Sì, si come
posso dimenticare quei tempi duri e continuò a piegare i panni. A Piero invece,
quando parlava del passato, gli si illuminavano gli occhi.
"Tanti anni fa, Vittorio, un mio amico, che aveva una gelateria in
Germania, mi propose di acquistare una piccola e vecchia gelateria. lo e vostra
madre eravamo appena sposati, avevamo tante energie e speranze, così cogliemmo
questa occasione, anche se non sapevamo come pagarla. Stipammo la 125 Fiat
e sopra la macchina il portabagagli che stracarico di pacchi, pacchetti e una
valigia nuova di cartone. Avevamo portato via tutto: lenzuola, pentole, quel
poco da vestire che avevamo, la pasta, il sugo di pomodoro, due polli, una
anatra, del radicchio, la piantina di basilico, un cavolo, dei kaki, qualche
bottiglione di prosecco, la grappa. Partimmo al mattino presto dalle colline
Coneglianesi con la nostra casa con le ruote. Meta Francoforte. Era un febbraio
molto freddo e c'era tanta neve e le strade erano ghiacciate. Arrivati
al Brennero finalmente ci concedemmo una pausa in un piccolo piazzale lungo la
strada. Vostra madre stese un tovagliolo sopra un vecchio e gelato tronco, vi
appoggiò sopra due uova sode, del pane e salame, due fettine di torta, dal
termo versò un buon caffè caldo e infine la grappa per scaldarsi. Tutta roba
“de casa”, precisò Piero. “Gli avanzi venivano messi via per domani assieme
alle altre provviste. Bisognava risparmiare: mancava ancora qualche giorno
all’apertura della gelateria e soldi per mangiare non ce n’erano mica; erano
altri tempi” osservò Piero.
“Per fortuna”, rispose angosciata la figlia. “Abbiamo
fatto anche delle foto, ricordi?” chiese Piero a Giuliana “Si, ricordo, abbiamo
immortalato momenti di gloria e di fame” rispose la moglie.
“Il viaggio era ancora lungo e finalmente a Innsbruck
prendemmo l’autostrada per Francoforte. L’autostrada era bella, piena di luci,
di macchine che andavano e venivano, si respirava ormai un’aria straniera. Solo
a tarda sera arrivammo a Francoforte: non sapevamo se era più grande la
stanchezza o l’emozione di essere là. Ad aspettare trovammo l’amico Vittorio,
che, dovevamo avergli fatto pena, perché ci portò subito a mangiare una buona
pizza fumante. Ah che viaggio ragazzi, anche se il giorno dopo cominciava
un’altra battaglia, conservo ancora un po’ di nostalgia di quel viaggio”. “Io
no” affermò convinta Giuliana, finendo di piegare tutti i panni.
Valentino, forse scioccato dal racconto del padre
“Papà ho deciso: compro una macchina piccola, così la “casa” non ci entra, e
veloce, così arrivo presto in Italia e anche in Germania” “sono d’accordo con
te” lo appoggiò la sorella.