E’
tardi, gli ultimi clienti se ne stanno andando. Gianna, lavorando con
rapidità, comincia a pulire meticolosamente i vetri della vetrina gelato, lava
tutti i gli accessori e sistema l’interno del locale. La gelateria è piccola e
vecchia, ma lei ogni, sera la rende lucida come nuova.
Il compito di Berto,
il suo ragazzo, è quello di riordinare la terrazza: porta via le ultime coppe
di gelato vuote, sistema i tavoli e le sedie. Gli piace osservare il cielo
“questa sera è stellato, domani sarà una bella giornata” pensa. Guardando la
strada poco trafficata vede avvicinarsi con passo felino Lilly con il suo
solito completino bianco molto succinto (a volte lo sostituisce con uno nero),
calze a rete e stivali da
cubista, zainetto in spalla, i Berto rimane sempre molto
affascinato dalla chioma di folte treccine nero corvino abbinata ai grandi
occhi neri.. La pelle olivastra e il trucco mettono in risalto tutta la bellezza
mediterranea della ragazza. Mentre mangia il gelato, Lilly è abituata a
scambiare qualche frase con Berto. Lilly in Italia non ha conosciuto tante cose
buone, ma il gelato artigianale, specialmente quello fatto da Berto, è una di
quelle, poi saluta i ragazzi e si incammina lungo a strada. Quel suo
abbigliamento appariscente la fa sembrare una lucciola di notte.
Berto continua il suo lavoro pensieroso e Gianna se ne
accorge. “Stai pensando a Lilly eh! Io con questo lavoro mi sto spezzando la
schiena quindici ore al giorno, tutti i santi giorni e non so neanche se mi daranno
la pensione, mentre lei guadagna un mucchio di soldi” si rivolge a Berto con
un tono arrabbiato e continua “Ha scelto quel tipo di vita? Vuoi dire che le
fa comodo oltre a piacerle”. Berto ascolta questo sfogo poco convinto e dopo
una breve riflessione cerca di spiegare a Gianna che fare quel mestiere non è
sempre una scelta. “Chissà, forse ha cominciato per gioco, forse per distrazione,
costrizione o disperazione” e dopo una pausa aggiunge “Non credo che per Lilly
sia stata una scelta , Gianna si rende conto di aver dato un giudizio troppo
severo, in fondo Lilly le è simpatica. “Sì, penso che non sia una vita felice
la sua” si corregge. Berto Sta osservando LiIly che passeggia sotto la luce di
un lampione, vede fermarsi un cliente e, dopo le solite quattro squallide
parole, Lilly comincia il suo servile viaggio.
Gianna e Berto, terminato il lavoro delle pulizie, con soddisfazione
chiudono la gelateria; lui la prende sottobraccio e se ne vanno a casa. Tutti i
giorni sono uguali, varia qualche impegno, qualche grattacapo, si fa qualche
conoscenza nuova. Sono uniti dal loro amore e dalla comune passione per quel
lavoro: si sentono felici. Una sera, mentre Berto, vedendo arrivare Lilly, si
affretta a preparare il gelato al cioccolato che tanto le piace e sta per
scambiare con lei le solite quattro chiacchiere, la ragazza, mettendo da parte
la sua diffidenza, lo ringrazia con calore e prosegue dicendo:
“Tutti gli uomini mi chiedono quanti soldi, tu invece come
sto”. E con poche parole piene di pudore Lilly parla della sua grande
stanchezza fisica che sempre prova ai primi chiarori dell’alba. “Sono arrivata
in Italia con la speranza di una vita migliore... spesso mi sento accompagnata
da pensieri tristi”. “L’amore non si compra” risponde Berto. “Anche la mia
anima è stanca” dice Lilly con un filo di voce. Lui la sente vicina come fosse
sua sorella e con lo stesso affetto, con tono dolce le dice: “Lilly, se hai
qualche sogno non lasciarlo fuggire”. Si guardano a lungo in silenzio.
Passò tanto tempo, Lilly non si era fatta più vedere,
neanche in strada. Gianna preoccupata chiede a Berto “Ma dove sarà andata
Lilly?” “Forse ha sentito un impulso interiore a cambiare la sua vita”
rispose Berto.