FACCIAMO QUATTRO CHIACCHIERE?

 

 

Aggrediti a giugno da un inaspettato caldo umido che toglie le forze fisiche e mentali, ma non l’entusiasmo per il lavoro, Aldo e Gabriele, alla finestra della gelateria, distribuiscono gelati ai numerosi, accaldati passanti. Fanno lavorare velocemente la macchinetta che tengono in mano: ogni scatto una pallina. Palline nei coni, nelle coppette, nei contenitori di plastica, di acciaio, nei bicchieri di vetro .... Insomma hanno il loro bel da fare.

Si divertono anche, trovano il tempo per qualche battuta spiritosa con i clienti, battute piccanti rivolte soprattutto alle belle ragazze; “tanto non capiscono la nostra lingua” spiega Aldo. “Eh??! Gabriele! Che te ne sembra di questa bella bionda con quella vertiginosa minigonna e tutto il resto?” chiede Aldo “Bella, bella, ma sono troppo emancipate le tedesche ....“ Aldo è tutto preso dalla biondina che sembra non abbia sentito la frase di Gabriele, ma appena si ritrovano un po’ di tempo: “Facciamo quattro chiacchiere?” chiede a Gabriele. “certo” risponde il collega.

“Caro amico, tu sei rimasto ancora alla tua Elena, ormai siamo nel duemila e le ragazze sono tutte libere, anche le italiane, anche se le “nostre”, in genere, seguono la “retta via”, rispettiamo le norme che la cultura cattolica in un certo senso impone. Se escono da questa carreggiata, e si trovano coinvolte in un divorzio, in un tradimento, forse resta loro un senso di colpa e probabilmente vengono condannate anche dal giudizio degli altri, a differenza delle tedesche che, fin da giovani, sanno che dovranno esser responsabili di tutte le loro azioni e, non essendo legate a niente e nessuno, sono molto pratiche e dirette anche se delle volte, ai nostri occhi, il loro comportamento dà l’immagine di donne senza morale. “Questo penso”. Afferma convinto Aldo. “La mia Elena non è come dici tu!” risponde con tono offeso Gabriele. “Va bene, va bene la tua Elena è come tante altre ragazze, quelle speciali. Cosa credi che non mi piacciano le italiane? Amo le tedesche e le italiane; solo, come puoi vedere, non abbiamo il tempo di conoscerle e magari per avere una relazione seria, per otto mesi l’anno stiamo tutto il giorno in gelateria

a lavorare, uscire tutte le sere è difficile, se poi non conosci la lingua tedesca sei fregato”. Gabriele riflette sulle parole di Aldo e si sente in dovere di incoraggiarlo: “Sai Aldo, è vero, il tempo per noi stessi è veramente poco, ma quando in televisione vedo tutto quel che succede nei Balcani, mi sento contento di stare in questo ambiente, di fare questo lavoro e di accontentarmi di un po’ di tempo libero solo quando piove e di ascoltare un vecchio brontolone come te. Hai capito?” conclude Gabriele. Aldo lo guarda stupito di avere per amico un piccolo saggio. “Si, hai ragione, il mondo è già pieno di tanto egoismo e cattiverie, non ci lamentiamo” dice con serietà Aldo.

Continuano a distribuire gelati imperterriti fino all’ora della aspettata pausa serale. Giusto il tempo di mangiare qualche cosa. Anche tra un boccone e l’altro trovano il tempo per chiacchierare un po’. “Buono questo pollo” apprezza Gabriele “orribile: scienziati americani hanno sconvolto con esperimenti la genetica dei polli; polli senza ali e a quattro zampe, orribile” ripete Aldo. “Meno male! E’ una vita che a casa mia i più fortunati mangiano le cosce, mentre gli altri si devono accontentare delle ali” risponde Gabriele soddisfatto. La pausa termina “Rientriamo sul campo di battaglia” dice Aldo, alzandosi pigramente dalla sedia.

Neanche se ne accorgono e arriva sera. Gli ultimi clienti lasciano la gelateria. Gabriele, Aldo, Lucia e Mario, sbrigate velocemente le ultime faccende, chiudono la gelateria e via in birreria. Era diventata un usanza bersi una birra fresca facendo quattro chiacchiere e fumando una sigaretta “fa resuscitare i morti” diceva Aldo. L’idea del ritorno a casa era sempre di Gabriele, il più giovane che, assalito dalla stanchezza, diceva ai suoi colleghi “Su ragazzi! Andiamo a far riposare questi stanchi corpi”.