Alto,
un corpo perfetto, un naso greco che suscitava ammirazione, gli occhi del verde
di un prato irlandese, i neri lunghi capelli che raccoglieva con un nero
elastico, quella seducente voce: Marco emanava una sconvolgente sensualità. "L
indiano ", lo chiamavano gli amici. Stavo in laboratorio gelato
incavolata per le fragole cadute a terra, causa la mia agghiacciante scivolata
sul pavimento bagnato. "Ciao , alzai la testa e rimasi incantata
dalla sua bellezza. Marco si chinò ad aiutarmi a raccogliere le fragole: "Ci
sei rimasta male, eh? Beh! Sono piccoli incidenti, capita! Mi
sarei strozzata per la figura fatta. Finito di raccogliere i resti e fatto un
po' di ordine, lui insistette per offrirmi la colazione e un whisky per
dimenticare. Erano le dieci del mattino e, giuro, dopo quel whisky dimenticai
tutto. Cominciammo a vederci spesso, mi affascinavano moltissimo la sua
imprevedibilità e il suo comportamento sempre misterioso. In amore era un
libero giocatore, non era sempre facile capire dove volesse arrivare, tanto
che, delle volte, mi faceva sentire un'ingenua. Ricordo quando ti sdraiavi
vicino a me e nel silenzio sentivo il tuo respiro calmo, caldo che stimolava i
miei sentimenti. Istanti di grande complicità. Momenti in cui tu mi provocavi,
poi mi abbandonavi, lasciandomi con la sensazione di aver sbagliato momento...
ma con la certezza che ce ne sarebbe stato subito un altro migliore o diverso.
Momenti in cui i tuoi occhi non erano limpidi né innocenti, così le mie mani si
muovevano sulla tua schiena abbronzantissima , sulla tua pelle morbida,
l'emozione mi sconvolgeva; continuavo la scoperta sul tuo corpo e non riuscivo
a controllare queste mie mani, avrei voluto si macchiassero di giochi sleali,
perché tu sapevi stimolare in me la voglia di conoscere nuovi confini, nuove
fantasie. Decidemmo di vivere assieme. Durante il giorno, per impegni diversi,
non ci vedevamo né ci sentivamo più, ma le notti erano tutte per noi. Sentivo
dietro di me Marco scivolare silenzioso sotto le coperte, mi si avvicinava
piano piano , sentivo sulle spalle il suo respiro come un leggero soffio di
vento caldo, le sue mani mi accarezzavano il seno, lo stomaco, la pancia, poi
scivolavano più giù... Se mi divincolavo mi stringeva forte a Lui e io non
riuscivo a resistere a tanta passione, ci incontravamo in un bacio senza fine e
i nostri sentimenti si fondevano. Forse la mia stanchezza fece perdere fervore
a questa nostra relazione, che andava avanti da mesi ormai. A cena ci scambiavamo
solo poche parole, lunghi vuoti silenzi diventavano sempre più frequenti, cosi
io andavo a letto e desideravo dormire. Lui usciva tutte le sere ed io non
sapevo dove andava, cosa faceva, quando tornava, non ero più neanche
interessata a saperlo. Risorgevano in me vecchi fantasmi, dubbi, pregiudizi. Mi
chiedevo dove stesse il mio vero confine e se ci fosse un confine e fino a che
punto fossi legata alla mia morale. Mi arrabbiavo perché non avevo più voglia
di starci a questo gioco, non mi divertivo più. Solo giochi di corpi, non mi
bastava più: desideravo un rapporto completato dal sentimento.