La gelateria chiude
per fine stagione e stanchi, ma felici, finalmente tutti tornano a casa, in
Italia.
Io invece, da tempo,
avevo deciso di fermarmi in Germania, volevo mettermi alla prova: sarei stata
capace di sopravvivere da sola? Vado ad abitare in un piccolo paese dove lavoro
come cameriera in un ristorante tedesco e dove divido un vecchio appartamento
con Inger, una ragazza tedesca e con Asna che proviene dal Kuwait. Mi trovo
bene in Germania, anche se delle volte è forte la nostalgia di casa ed è grande
il desiderio di sentir parlare italiano... Natale è alle porte; la gente si
prepara alle feste natalizie.
Le vetrine dei negozi
sono addobbate, lungo le strade illuminate da tante luci le bancarelle dl dolci
ed oggetti natalizi attirano anche la mia curiosità, Compero un porta-matite dl
legno per Asna, perché lascia le sue matite in giro per la casa, ed un grande
sole giallo di cartapesta da appendere in camera di Inger: dice sempre che la
sua stanza è fredda e triste. Sempre girovagando per le strade noto che è
facile confondere i veri Babbo Natale con quelli finti esposti ovunque. Sul
piazzale della chiesa un grande albero dl Natale attira l’attenzione con le sue
luci coloratissime e, a fianco di questo, Babbo Natale distribuisce giocattoli
e dolcetti per la gioia dei bambini. Un po’ più in là un uomo suona con un
organetto musiche natalizie e ai suoi piedi un infreddolito cane tiene in bocca
una ciotola rossa di plastica, dove, ogni tanto, un passante lascia cadere una
monetina. Si alza un vento più tiepido e comincia a nevicare, mi sento inondata
dai leggeri, fitti fiocchi bianchi che si sciolgono in gocce d’acqua, con la
mano mi tocco i capelli; li sento umidi; è meglio rientrare. Siamo già ai 23
dicembre e nel ristorante dove lavoro si respira aria di festa: ci scambiamo
regali, baci, abbracci, auguri ‘La titolare del ristorante distribuendo ai
dipendenti bottiglie dl vino e fette di dolce marzipan, che prende da una
grande cesta di vimini, fa ad ognuno gli auguri. “Come?” chiedo stupita
“domani non è mica Natale”.
Noi festeggiamo
Heilig Abend, cioè; la sera della vigilia aspettiamo la mezzanotte con un bel
cenone” ml risponde qualcuno. “Ah! e il giorno 25 che si ‘fa?” insisto “beh il
25 dicembre si viene a lavorare” mi risponde la titolare con tono dolce. “Boh!
Usanze diverse” penso e con i regali sotto braccio mi incammino verso casa. In
cucina sopra il tavolo trovo un verde pacchettino con un biglietto, “Trascorro
il Natale dai miei genitori, un bacio a presto. Buon Natale Inger”. Penso ad
Asna, non si sa mai quando rientra a casa, perché si mantiene all’università
lavando piatti al ristorante greco e di tempo per se stessa ne ha sempre poco.
Mi guardo attorno, un senso di vuoto; vuoto anche il frigo e oggi i negozi sono
chiusi. Controllo ancora: il frigo contiene tre wurstel due uova, quattro
patate, un litro di latte, “beh, qualcosa c’è” mi consolo. Accendo la radio,
soavi canti natalizi si diffondono nella stanza e creano un’atmosfera dl
festa. Così mi vien voglia di aprire la bottiglia di vino tedesco, lo assaggio,
non male, ma quello di mio padre è migliore, mangio anche un pezzetto di
marzipan, ha un gusto che non conosco, ma si può mangiare. Il mattino del 25
dicembre mi alzo dal letto al suono della campane. Metto subito sul fuoco il
caffè, faccio piano per non svegliare
Asna, che ogni tanto troviamo a dormire vestita in cucina sul divano. Mi faccio
bella e vado a Messa. La chiesa è piena
di gente dall’espressione serena, tutti cantano.
Vorrei cantare
anch’io, ma non conosco bene la lingua, non ho capito nemmeno la predica, e
così prego in italiano e mi sento momentaneamente felice. Al mio fianco una
gentile signora mi porge la mano in segno di pace, purtroppo non mi ricordo la
frase in tedesco da dire in questa circostanza, così le auguro buon Natale e
continuo a pregare per conto mio. Mi accorgo adesso che sull’altare c’è solo un
grande crocefisso di legno, le pareti sono vuote, non c’è neanche un’ immagine
della Madonna.
Da questo capisco di
trovarmi in una chiesa protestante, “per fortuna c’è un solo Dio”, penso.
Finita la Messa mi
viene il desiderio di telefonare in Italia. Che emozione sentire la voce della
mamma che, tutta preoccupata mi chiede come sto, come va, poi mi racconta
quello che sta cucinando per il pranzo di Natale, l’occasione in cui si raduna
tutta la famiglia; “ mi manchi solo tu “ mi dice con voce triste. Con un nodo
alla gola mi affretto a tranquillizzarla, assicurandole che va tutto bene.
Pensierosa torno in appartamento. Metto patate e uova a bollire, i wurstel ad
arrostire. Stendo sopra il tavolo una profumata tovaglia con stampati grandi
fiori rossi, sopra di questa due bicchieri gialli, piatti e posate blu, a
fianco di ogni posto i pacchettini regalo. Al centro della tavola ci sono il
vino, il tè e il dolce.
Ammiro la mia
composizione: un prato di colori. Mi avvicino alla finestra, fuori grandi
fiocchi di neve cadono lenti silenziosi sopra i tetti delle case, l’unico rumore
è il borbottare delle patate nella pentola. Finalmente cotte, le sbuccio e,
dopo averle tagliate a fette, le dispongo a cerchio nei piatti, al centro del
mio metto i würstel, in quello di Asna le uova (la religione Islamica di Asna
le proibisce di mangiare. carne di maiale) sopra tanti ciuffi di maionese. Tre
squilli alla porta, Asna entra in fretta e posa sul tavolo una grande forma di
pane rotondo ancora fumante. “Dove l’ hai trovato?” chiedo sbalordita “eh! un
giorno te lo dirò” risponde tutta sorridente come la si vedeva poche volte e mi
abbraccia augurandomi “Buon Natale” In italiano. Questo mi stupisce e mi fa
venire un dubbio, forse Asna mi prende in giro, dato che, di religione
Islamica, segue altre tradizioni. La guardo e mi accorgo che è sincera,
questo mi commuove. Dalla strada si ode l’organetto suonare Stille Nacht. Ci
sediamo a tavola in silenzio e forse in modo diverso ringraziamo Dio per tutto
questo. Io mi sento in pace. Asna con Il capo chino sussurra “sicuramente
qualche altro nel mondo sta peggio di noi” “si, lo credo anch’io”, rispondo, So
bene a cosa pensa: Asna ha vissuto la catastrofe della guerra del Golfo. Pozzi
dl petrolio che bruciavano avevano oscurato tutto e lei non vedeva più né il
cielo né il sole né il mare blu. Solo lei conosce il suo dolore fino in fondo,
Cerco dl distoglierla dal suoi pensieri, suggerendole “Adesso pensiamo a
questo momento, ti va?” “sì...sì, Buon Natale
e buon pranzo” augura di nuovo sorridendo. “ Buon Natale “ rispondo.
M.Luisa
Zambon