WIEBKE  ED ALBERTO

 

Con l’aria stanca di chi aveva fatto un lungo viaggio Alberto scese dal treno che da Monaco lo aveva portato a Berlino, cercò di sgranchirsi il corpo intorpidito da tante ore passate quasi tutte nella stessa posizione e si sforzò di non fare caso a quel caldo di luglio che gli stava togliendo le forze; mise il suo pesante zaino sulle spalle, s’incamminò lungo la strada principale ed imboccò la Rossbachstr. La conosceva bene quella via là in fondo c’era la gelateria italiana in cui aveva lavorato anni prima. “Quanti quintali di gelato avrò fatto?” si chiese. Lungo le vie riconobbe i vecchi palazzo­ni, i negozi, la piccola piazzetta dove le mamme con le carrozzine si trovavano tutti i porneriggi per fare respirare aria fresca ai bambini e per scambiare fra loro quattro chiacchiere. Tutto era molto curato, come sempre. Tutto era come allora, anche il chiosco di würstel ed il venditore, un vecchio signore che

cucinava ai ferri i würstel, girandoli uno ad uno piano, con delicatezza finché non rosolavano bene fino a diventare teneri e croccanti; poi li serviva in un piatto di cartone e sopra i würstel mette­va un po’ di senape o maionese. Il  p ro­fumo dei suoi würstel si sentiva da lonta­no. Tutto ritornava in mente ad Alberto, come se solo ieri avesse vissuto in quel luogo, fra quella gente, in quell’ atmo­sfera, Sentiva quell’ambiente ancora tanto familiare che si commosse. Entrò nella Gaststätte dove gli venne servita la birra con tanta schiuma e a temperatura mite come piaceva a lui.

Mentre si gusta­va la birra, ricordò Wiebke. L’aveva conosciuta in gelateria, dove la ragazza andava ad aiutare tutti i fine settimana “tanto per guadagnare qualche marco per mantenermi agli studi” diceva. Spesso Alberto e Wiebke si trovavano al termine del lavoro per una pizza, una corsa in macchina nella notte, una chiacchierata al Pub con gli amici. Alberto, quando c’era Lei, si sentiva pieno di energie, lavorava con entusia­smo senza stancarsi mai, quando usciva­no assieme, gli sembrava di essere al settimo cielo, per la gioia diventava per­fino più allegro e spiritoso con tutti, la colmava di attenzioni, sembrava vivesse solo per Lei. Wiebke aveva capito che Alberto si era innamorato di lei. Forse per paura di esser travolta da un grande sentimento o forse perché non provava lo stesso ardore di Alberto un giorno gli disse: “La nostra è una bellissima amici­zia e, se non vogliamo rovinarla, non chiedermi di più”. Pensieroso Alberto bevve un altro sorso di birra, si guardò attorno, vide una cabina telefonica e pensò di telefonarle. “Ciao, che sorpre­sa!” si sentì rispondere, Perché non ci vediamo!? Ti offro un gelato!” propose Alberto. “Beh...! Allora corro subito da te!” rispose gioiosa Wiebke. Non si fece attendere tanto. Alberto la vide arrivare sorridente e con la sua camminata ele­gante. Era bella, come sempre... Si abbracciarono. “Come mi trovi!?” chiese lei, facendo un giro su se stessa. “Sei come un gelato!” rispose lui. “Cioè?” domandò incuriosita Wiebke. “Il gelato buono non ha solo un’ apparenza, ma anche un’anima, come te!” aggiunse con tono convinto. “Uhau! Sei il solito adula­tore! Grazie, adesso vogliamo gustare il gelato, sperando che sia buono come lo facevi tu!” disse lei. Sì! Il gelato era buono. Finirono la serata in una pizzeria come ai vecchi tempi. Lei era allegra ed adorabile; parlarono un po’ di tutto mentre il tempo volava.

Domani Alberto sarebbe ripartito. Aveva in programma di fermarsi in diversi posti e sicuramente a volte avrebbe dovuto risolvere il problema di dove dormire spendendo poco.

“Per questa notte sarei felice di ospitar­ti!’ propose Wiebke. Alberto era felice di trascorrere qualche ora con lei, anche se stava diventando consapevole che il tempo, la lontananza, nuovi dove­ri, tutto tendeva a rendere meno solida la loro amicizia. Tuttavia Alberto cercò di allontanare queste idee, non voleva sciupare le poche ore che avrebbero trascorso insieme. Furono momenti pia­cevoli, un grande affetto ancora li univa, erano entrambi molto felici di ricordare il periodo passato insieme. Quando la mattina dopo si salutarono, Alberto mise in mano a Wiebke una lettera...

“Cara Wiebke, oggi parto, ma sento il desiderio di scriverti per dirti che ho provato un forte sentimento che non

prevedevo. Ieri sera mi hai ospitato a casa tua ed io ti ho desiderata e ti volevo da morire, poi ho pensato che sei Inna­morata dl Hans e non mi sembrava giu­sto...; è troppo bello vederti innamorata e avevo paura di rovinare tutto. Non osavo confessarti quello che mi passava per la testa, perché più di una volta mi hai detto che come uomo “per certi momenti” non suscitavo in te nessuna emozione ed un altro tuo rifiuto sarebbe stato troppo umiliante per me. Spero tu voglia capirmi, ho anch’io un orgoglio. Mi rendevo però anche conto che tutti questi bei ragionamenti non servivano a niente. Volevo violentarti, tanto ti deside­ravo: ti volevo per me, volevo che per un po’ di tempo tu fossi tutta mia. Poi mi è venuta in mente l’ultima volta in cui mi hai spiegato chiaramente che la nostra è sempre stata solo amicizia ed io ho avuto paura dl perderla se non mi fossi comportato da amico. Ci tengo troppo a te per perdere la tua amicizia. Tutti que­sti pensieri mi hanno fatto passare una notte insonne, stavo veramente male.

Solo al.mattino, dopo che ci siamo sve­gliati

ed abbiamo bevuto il caffè parlan­do e scherzando, mi sono sentito molto, molto meglio; mi sono reso conto che tutte le idee della notte erano veramente passate e mi sono detto: “Alberto, quan­to sei stupido, che pensieri scemi hai! Sei ancora qui con una vera amica, è questo quello che conta!!!”. Cara Wiebke, non voglio turbarti con tutto quello che mi è passato per la mente, ma non riuscivo a lasciare que­sta casa, dove sono stato bene, senza scriverti questa piccola confessione dato che stamattina non mi sembrava il momento di rivelartela...

Sappi che la tua felicità è anche mia e voglio cancellare idee, ricordi, senti­menti che fanno star male.

Con tanto affetto ed amicizia, tuo

Alberto.”

M.Luisa Zambon

            Gelatiere

 

 

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