La pittrice Grazia Zuccolotto
mi ha chiesto gentilmente di scrivere qualche riga ispirata alla sua pittura e
questo è il risultato:

Tre sono i generi che possiamo riscontrare nella ricerca
pittorica di Grazia Zuccolotto.
Il primo è quello dei ritratti
di donna, il secondo quello dei paesaggi e il terzo quello dei mestieri.
In tutti e tre i casi si tratta
di pittura metafisica, cioè slegata dalla natura reale delle cose, trasfigurata
da una fantasia caramellosa e colorata, quasi fiabesca.
Ci parlano le sue opere di
mondi immaginari sia che raffigurino un paesaggio o un acquario o un personaggio che lavora. E’ interessante la sua
pittura proprio perché reinventa il mondo del reale e ce ne fa partecipi
attraverso forme e colori che ci incantano a volte, proprio perché ci fanno
tornare un po’ bambini ,così come infantile è talvolta il senso di chiusura dei
paesaggi, questi divieti che stanno lì
a precluderci un ingresso che pure ci è dovuto in quanto fruitori e
possibili acquirenti !
Io vedo nella pittura della
Zuccolotto uno stile naif che ignora prospettive e costruzioni complesse, ma
che riesce a rendere in modo sintetico la poesia o lo humour di un paesaggio o
di un personaggio. C’è comunque una ricerca di luce efficace e non facile: non
pensate di comprare una tavolozza, quattro colori e sapere dipingere come lei !
Ho guardato un po’ di quadri che abbelliscono le mie pareti e devo dire che la
Zuccolotto usa luci e ombre come sale e zucchero e riesce a sfornare dei lavori
proprio ben saporiti.. Se proprio volete ci potete vedere a volte Klee ma come
succede nelle opere sincere, non c’è nessuna imitazione, solo sintonia e
corrispondenza di intuizioni. A volte i paesaggi hanno un ché di scenografie teatrali, a volte le piante sembrano
dialogare con le case e con le persone
che portano il paesaggio sulla gobba, come lumachine che si portano il peso
della vita sulla schiena.
E’ un genere popolare dunque,
anche se nei ritratti raggiunge vette di raffinatezza e nobiltà.
Quello dei mestieri è forse il
genere più vicino ad un realismo voluto che cerca di trasmettere un discorso
ideologico come l’esaltazione dei mestieri scomparsi o la retorica delle
attività che non ci sono più. Tutti in effetti rimpiangiamo le lavandaie ma
siamo spero ben contenti di avere la lavatrice in bagno. A dire il vero io la
lavatrice non ce l’ ho nemmeno, o per meglio dire ne ho una nel piacentino e
non ho mai voglia di andare a riprendermela, tanto da solo a che mi serve ?
Scusate la digressione,
ritornando a bomba alla Zuccolotto e concludendo, direi che si tratta di una
delle poche pitture originali che ho visto negli ultimi tempi, che ha il pregio
di essere comprensibile a tutti e che resterà nel tempo a testimoniare la
fantasia furba e immagata della pittrice di Barbisano.
Giorgio Lanzani